Fondazione Prof. Massimo D'Antona (Onlus)
Riconoscimento Prefettura di Roma 7-5-2001


UNA DATA DA NON DIMENTICARE
di Palmina D’ONOFRIO
Presidente - Fondazione Prof. Massimo D’Antona (Onlus)

 
Palmina D Onofrio
Palmina D'Onofrio
     

          Il 20 maggio 2019 ricorre il 20° anniversario della morte del Prof. Massimo D’Antona, il giuslavorista, consulente del Ministro del Lavoro, barbaramente ucciso da un nucleo brigatista, a pochi passi dalla sua abitazione mentre si accingeva a svolgere la sua attività quotidiana.
          La data del tragico evento coincide con quella che 29 anni prima vedeva la nascita di una importante Legge della Repubblica Italiana, la Legge 300/1970 meglio conosciuta come Statuto dei Lavoratori.  È una legge che regolamenta molti aspetti del rapporto di lavoro, frutto di lotte anche aspre, che finisce col diventare – oltre che strumento giuridico e di lavoro per lavoratori, Sindacati e datori di lavoro - un modello di orientamento per il Paese. Non è affatto casuale che sia stata scelta proprio questa data per compiere il vile delitto che “avrebbe ucciso l'uomo ed infangato il capillare lavoro di riforma del Lavoro” come affermato dal segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, ai microfoni di Rai News:   "Credo che non ci siano dubbi sul fatto che il pensiero terrorista voleva annullare uno straordinario lavoro di riforma e di attenzione e qualificazione del lavoro che D’Antona stava facendo con quella idea d’inclusione che lo Statuto doveva mantenere, come principio di diritto inespropriabile”.
          All'indomani della sua morte fu anche evidenziato come l’assassinio del prof.  D’Antona fosse “un assassinio che colpisce un uomo, uno studioso raffinato, il sindacato, uno stile di relazione fra intellettuali e governo, un progetto di modernizzazione dello Stato e del Welfare”.  D’Antona ha saputo ben coniugare l’attività teorica, caratteristica principale dell’intellettuale, con quella pragmatica che è propria di chi si concepisce il diritto anche come leva di cambiamento della società. Non solo un professore di alto livello, dunque, ma anche un sindacalista e un consigliere di Governo. 
          Il suo lavoro, considerato da più fronti all'avanguardia al tempo in cui operava ed attuale ai nostri giorni, ha contribuito a far riflettere su alcuni aspetti del diritto del lavoro e delle relazioni sindacali anche nel pubblico impiego.
          Colpisce dell'opera di D'Antona il ruolo centrale che assume il soggetto e, parimenti, l'importanza che assume la relazione tra lavoro e cittadinanza. Lo status di cittadinanza viene prima dello status occupazionale e professionale.
          Ed ancora coglie nel segno la sua accezione del lavoro: Il lavoro non ha aggettivi qualificativi. Il lavoro è lavoro e basta. E la sua funzione non è semplicemente quella di produrre ricchezza ma anche di contribuire alla "creazione del mondo".
          Il suo orientamento di valori, basati sugli interessi collettivi piuttosto che su quelli individualistici e il modello di società   cui fa riferimento, che non è certo quello del capitalismo e della libera concorrenza, costituiscono un insegnamento considerevole e da non trascurare in un mondo segnato sempre più dagli individualismi e da barriere culturali che non favoriscono certe le relazioni, e non solo quelle sindacali.  È con i ponti e non con i muri che si costruisce la storia dell’umanità è forse la citazione che oggi, ancor più di ieri, rendono indimenticabili le lezioni ed il lavoro del Prof. D’Antona e sono questi gli orientamenti cui si ispira la Fondazione, nata nell’ambito del Ministero del Lavoro, che porta appunto il suo nome.

 

 


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